Francesco Ernesti, titolare di Fisiobalance a Roma, nell'immagine dedicata alla riabilitazione vestibolare per vertigini e VPPB

Vertigini: quando la riabilitazione vestibolare può aiutare

Vertigini: quando la riabilitazione vestibolare può aiutare

La vertigine è una sensazione o illusione di movimento in cui la persona percepisce che l’ambiente intorno a sé stia ruotando o che il proprio corpo si stia muovendo, anche quando in realtà è fermo. È un sintomo piuttosto comune e può essere associato a nausea, vomito, sudorazione fredda e difficoltà a mantenere l’equilibrio.

Ma da cosa dipendono le vertigini? E quando può essere utile la fisioterapia vestibolare? In questo articolo vedremo che cosa sono le vertigini, quali possono essere le loro cause e, in particolare, parleremo della vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) e del ruolo della riabilitazione vestibolare nel percorso di recupero.

Che cosa sono le vertigini

Con il termine vertigine si indica un’illusione o una percezione erronea di movimento, che può riguardare l’ambiente circostante o la persona stessa rispetto all’ambiente, nonostante questa sia in realtà ferma. Nella maggior parte dei casi, le vertigini sono dovute a problematiche a carico del labirinto dell’orecchio interno, in particolare dei canali semicircolari. Possono essere classificate in vertigini soggettive, quando la persona percepisce se stessa come se stesse ruotando o muovendosi rispetto all’ambiente circostante, e vertigini oggettive, quando invece è l’ambiente intorno a lei a essere percepito come in movimento. La sensazione vertiginosa può inoltre essere accompagnata da sintomi autonomici, quali nausea, vomito e sudorazione fredda. Più raramente, le vertigini possono essere causate da alterazioni a carico del sistema nervoso centrale.

Che cos'è la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB)

La vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) rappresenta la forma più comune di vertigine periferica. È causata dal distacco di piccoli cristalli di carbonato di calcio, chiamati otoliti o otoconi, che normalmente si trovano nell’utricolo e nel sacculo e che, una volta distaccati, possono migrare all’interno dei canali semicircolari dell’orecchio interno. La loro presenza all’interno di questi canali determina le tipiche crisi vertiginose rotatorie, che si manifestano in seguito a determinati movimenti della testa.

Le crisi sono generalmente di breve durata, solitamente inferiore a un minuto, e vengono scatenate da cambiamenti della posizione del capo rispetto alla gravità, come sdraiarsi, girarsi nel letto o compiere movimenti di flessione ed estensione della testa.

Per ciascun lato, l’orecchio interno presenta tre canali semicircolari: laterale, anteriore e posteriore. Nella VPPB, il canale più frequentemente coinvolto è quello semicircolare posteriore, seguito da quello laterale, mentre il coinvolgimento del canale anteriore è più raro.

Come viene valutata la VPPB

La valutazione della vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) inizia dall’osservazione del nistagmo, ovvero un movimento ritmico, oscillatorio e involontario degli occhi, che può comparire in seguito allo spostamento degli otoliti all’interno dei canali semicircolari. In base al canale semicircolare coinvolto, vengono utilizzate specifiche manovre diagnostiche, che permettono di individuare il canale interessato e la localizzazione degli otoliti.

Per valutare il canale semicircolare posteriore, il test più utilizzato è il Dix-Hallpike. Il paziente parte dalla posizione seduta sul lettino, con le gambe distese e la testa ruotata verso il lato da testare. Successivamente viene portato rapidamente in posizione supina, mantenendo la testa ruotata e in estensione. Durante la manovra si osserva l’eventuale comparsa del nistagmo tipico e delle sensazioni riferite abitualmente dal paziente, come vertigine, nausea o altri sintomi associati.

Un’altra manovra diagnostica utilizzabile per il canale posteriore è la manovra di Semont. In questo caso, il paziente è seduto sul bordo laterale del lettino con la testa ruotata dal lato opposto rispetto a quello da testare. Da questa posizione viene rapidamente portato in decubito laterale verso il lato affetto. Anche durante questa manovra si osserva l’eventuale comparsa di vertigine e nistagmo.

Per la valutazione del canale semicircolare laterale viene invece utilizzata la manovra di Pagnini-McClure, conosciuta anche come Supine Roll Test. Il paziente si trova sdraiato in posizione supina sul lettino e il terapista ruota rapidamente la testa prima da un lato e poi dall’altro. Anche in questo caso vengono osservati l’eventuale comparsa di nistagmo e la riproduzione delle vertigini o dei sintomi abituali del paziente.

Fisioterapista FisioBalance esegue una tecnica di pompage cervicale su una paziente in posizione supina.

Come si tratta La VPPB

Il trattamento di prima scelta della VPPB consiste nell’esecuzione di alcune manovre specifiche, scelte in base al canale semicircolare coinvolto. L’obiettivo è quello di riportare gli otoliti nella loro posizione corretta, all’interno dell’utricolo, riducendo così le vertigini.

Per il canale semicircolare posteriore, una delle manovre più utilizzate è la manovra di Epley. L’obiettivo è accompagnare gradualmente gli otoliti fuori dal canale semicircolare e riportarli nella loro sede naturale. Il paziente parte dalla posizione seduta sul lettino, con le gambe distese e la testa ruotata di circa 45° verso il lato interessato, come nella posizione iniziale del test di Dix-Hallpike. Successivamente viene portato rapidamente in posizione sdraiata, mantenendo la testa ruotata e leggermente estesa. La posizione viene mantenuta per alcuni secondi, fino alla riduzione del nistagmo e della sensazione di vertigine. La testa viene quindi ruotata gradualmente verso il lato opposto. Successivamente il paziente viene fatto ruotare sul fianco e, infine, riportato lentamente nella posizione seduta. In questo modo, attraverso una sequenza precisa di movimenti, gli otoliti vengono guidati fuori dal canale coinvolto.

Per il canale semicircolare laterale, il trattamento può essere leggermente più complesso, perché la scelta della manovra dipende dal tipo di nistagmo osservato durante la valutazione. In particolare, il nistagmo può essere geotropo, cioè diretto verso il pavimento, oppure apogeotropo, cioè diretto verso il soffitto. In base alla direzione del nistagmo e al tipo di VPPB, il fisioterapista può utilizzare diverse manovre, tra cui la manovra di Barbecue, la manovra di Gufoni oppure la posizione coatta (o liberatoria) di Vannucchi. Anche in questo caso, l’obiettivo è guidare gli otoliti fuori dal canale semicircolare e riportarli nella loro posizione fisiologica.

La scelta della manovra più adatta viene quindi effettuata  dopo aver individuato quale canale è coinvolto e in quale direzione si manifesta il nistagmo. Per questo motivo, è importante che le manovre vengano eseguite da un professionista adeguatamente formato, in grado di valutare la risposta del paziente e adattare il trattamento alle sue caratteristiche.

Che ruolo ha la riabilitazione vestibolare nella VPPB

Nel caso della VPPB, la riabilitazione vestibolare ha come obiettivo principale quello di ridurre la sensazione di vertigine e di favorire il recupero dell’equilibrio. Il trattamento inizia, quando necessario, con le manovre di riposizionamento degli otoliti descritte in precedenza, che rappresentano il trattamento principale della VPPB.

Può però capitare che, anche dopo la corretta esecuzione delle manovre, rimanga per alcuni giorni o settimane una lieve sensazione di instabilità, di giramento o di “testa leggera”. In questi casi non è necessariamente un segno che le manovre non abbiano funzionato: talvolta questi disturbi possono ridursi spontaneamente con il passare del tempo.

È comunque consigliabile effettuare una valutazione da parte di un medico otorinolaringoiatra, per verificare che la VPPB sia stata risolta correttamente e che non siano presenti altre cause alla base dei sintomi. Se, dopo alcuni giorni o settimane, la sensazione di instabilità dovesse persistere, può essere utile intraprendere un percorso di riabilitazione vestibolare, attraverso esercizi specifici scelti dal fisioterapista in base alle caratteristiche e alle necessità del paziente.

Modellino anatomico dell’orecchio che mostra le principali strutture dell’orecchio esterno, medio e interno.

In cosa consiste la riabilitazione vestibolare

La riabilitazione vestibolare si basa su esercizi mirati che aiutano il sistema dell’equilibrio a recuperare e compensare più rapidamente quando la sensazione di instabilità persiste nel tempo. Gli esercizi possono essere diversi e vengono scelti dal fisioterapista in base ai sintomi e alle caratteristiche della persona.

Una prima categoria comprende gli esercizi che lavorano sulla stabilità dello sguardo. In questi esercizi, chiamati gaze stability exercises, la persona deve mantenere lo sguardo fisso su un punto o su un bersaglio mentre muove la testa. L’obiettivo è allenare la capacità di mantenere stabile l’immagine che vediamo anche quando la testa è in movimento. Altri esercizi, definiti gaze shifting exercises, lavorano invece sui movimenti degli occhi, come le saccadi, cioè rapidi spostamenti dello sguardo da un punto all’altro, e l’inseguimento lento, in cui gli occhi seguono un oggetto che si muove lentamente.

Un’altra tipologia è rappresentata dagli esercizi di abituazione. In questo caso si espone gradualmente la persona a quei movimenti o a quelle posizioni che provocano o hanno provocato in passato la vertigine. Spesso, infatti, per paura che la sensazione ritorni, alcune persone tendono a evitare determinati movimenti, riducendone progressivamente la frequenza. Gli esercizi di abituazione permettono di affrontare questi movimenti in modo graduale e controllato: si inizia da una posizione o da un movimento più semplice e, con il tempo, si aumenta progressivamente la difficoltà fino ad arrivare alla completa esposizione al movimento. Questo tipo di esercizio può essere utile anche per ridurre la paura e l’ansia legate alla possibilità che la vertigine possa ricomparire.

Infine, troviamo gli esercizi per l’equilibrio, che hanno lo scopo di migliorare la capacità di mantenere la stabilità utilizzando tutte le informazioni disponibili, non solo quelle provenienti dall’orecchio interno. Si può, ad esempio, lavorare sull’equilibrio in appoggio su una gamba sola o su superfici instabili, aumentando gradualmente la difficoltà. Per rendere l’esercizio ancora più impegnativo, è possibile aggiungere anche dei compiti cognitivi, come fare semplici operazioni, leggere o risolvere piccoli rompicapo mentre si mantiene la posizione. In questo modo si cerca di rendere l’esercizio sempre più simile alle situazioni che possono presentarsi nella vita quotidiana.

Quanto dura la riabilitazione vestibolare?

La durata della riabilitazione vestibolare non è uguale per tutti, ma varia in base al caso clinico e alle caratteristiche della persona. Anche la frequenza con cui si presentano gli episodi vertiginosi può influenzare il percorso: una cosa è affrontare un episodio acuto e isolato, un’altra è avere episodi ricorrenti di vertigine.

In alcuni casi, soprattutto nella VPPB, possono essere sufficienti una o più manovre di riposizionamento degli otoliti per risolvere il problema. In altri casi, invece, possono rimanere sensazioni di instabilità o altri disturbi che rendono utile un percorso di riabilitazione vestibolare più strutturato, con esercizi personalizzati e progressivi.

Per questo motivo, la durata del trattamento viene stabilita caso per caso, in base alla risposta della persona agli esercizi e all’andamento dei sintomi nel tempo.

Quando rivolgersi ad un fisioterapista per le vertigini?

È consigliabile rivolgersi a un fisioterapista specializzato in riabilitazione vestibolare in presenza di episodi ricorrenti di vertigine, instabilità posturale o persistente sensazione di sbandamento.

Durante la prima valutazione, il fisioterapista raccoglie un’anamnesi accurata, con l’obiettivo di comprendere quando e come si manifesta la vertigine, quali movimenti o situazioni la scatenano, quali sintomi sono associati e se sono presenti altre condizioni che possono influenzare il quadro.

Successivamente si passa all’esame obiettivo, attraverso una serie di test specifici che possono valutare, ad esempio, i movimenti degli occhi e il funzionamento del sistema vestibolare, come l’Head Impulse Test o l’Head Shaking Test. Questi test aiutano il fisioterapista a comprendere meglio l’origine dei disturbi e a identificare il percorso più appropriato.

In questa fase è fondamentale distinguere le problematiche che possono essere trattate attraverso la riabilitazione vestibolare da quelle che richiedono invece una valutazione medica più approfondita, come nel caso di alcuni disturbi a carico del sistema nervoso centrale. Se dalla valutazione emergono elementi che richiedono un approfondimento medico, il fisioterapista indirizzerà la persona verso il professionista più indicato.

Una volta escluse le principali condizioni che richiedono un inquadramento medico e qualora il quadro sia compatibile con una VPPB, si procede con i test posizionali descritti in precedenza, come il Dix-Hallpike e il Supine Roll Test, per identificare il canale semicircolare coinvolto e scegliere il trattamento più appropriato.

Scala a chiocciola vista in prospettiva, utilizzata per rappresentare visivamente la sensazione di vertigine e disorientamento.

Riabilitazione vestibolare a Roma: Fisiobalance in zona Montagnola e Tor Marancia

Se soffri di vertigini, perdita di equilibrio, sensazione di sbandamento o instabilità, non esitare a rivolgerti al centro fisioterapico Fisiobalance, a Roma, nel quartiere Montagnola-Tor Marancia.

Il nostro team è a disposizione per valutare i tuoi disturbi e accompagnarti in un percorso di riabilitazione vestibolare personalizzato, con l’obiettivo di aiutarti a recuperare sicurezza nei movimenti e nelle attività quotidiane.

FAQ sulla riabilitazione vestibolare e VPPB

Quali sono gli esercizi per la riabilitazione vestibolare?

Gli esercizi di riabilitazione vestibolare sono molteplici e vengono scelti dal fisioterapista in base alla problematica e alle caratteristiche della persona. Come abbiamo visto nell’articolo, possono includere esercizi per la stabilità dello sguardo (gaze stability exercises), nei quali si mantiene lo sguardo fisso su un bersaglio mentre si muove la testa, ed esercizi per l’oculomotricità (gaze shifting exercises), che allenano movimenti oculari come le saccadi e l’inseguimento lento di un oggetto.

Sono inoltre presenti gli esercizi di abituazione, che prevedono un’esposizione graduale e controllata ai movimenti o alle posizioni che provocano la comparsa dei sintomi e che, proprio per questo, vengono spesso evitati dalla persona. Infine, vengono proposti esercizi specifici per l’equilibrio, che possono essere progressivamente adattati e resi più complessi in base alle capacità del paziente e agli obiettivi della riabilitazione.

Come capire se sono vertigini o giramenti di testa?

La vertigine, per definizione, è una percezione illusoria di movimento, generalmente di tipo rotatorio: la persona può avere la sensazione che l’ambiente intorno a sé stia ruotando oppure di essere lei stessa a ruotare rispetto all’ambiente circostante.

I cosiddetti “giramenti di testa”, invece, sono un termine generico che può comprendere sensazioni diverse e che in ambito medico vengono spesso indicate con il termine dizziness. Possono includere, ad esempio, sensazione di capogiro, instabilità, sbandamento o testa leggera, senza necessariamente avere la caratteristica sensazione di rotazione tipica della vertigine.

Le cause di queste sensazioni possono essere molteplici e non sempre sono legate a un problema dell’orecchio interno. Possono, infatti, essere associate a disturbi cervicali, alterazioni del sistema cardiovascolare o della pressione arteriosa, oltre che ad altre condizioni che devono essere valutate in base ai sintomi presenti.

Per questo motivo, quando si avvertono frequenti giramenti di testa o sensazioni di instabilità, è importante non cercare di individuare autonomamente la causa, ma affidarsi a una valutazione professionale che permetta di comprendere l’origine del disturbo e individuare il percorso più appropriato.

Come capire se la vertigine è di origine cervicale?

Dal punto di vista semantico, il termine vertigine indica una sensazione illusoria di movimento, generalmente descritta come una rotazione dell’ambiente circostante o della propria persona rispetto all’ambiente. Le problematiche di origine cervicale, invece, solitamente non determinano una vera e propria sensazione vertiginosa, ma possono provocare sbandamento, sensazione di testa leggera o alterazioni dell’equilibrio. Queste manifestazioni vengono generalmente ricondotte al termine dizziness.

Nel caso in cui tutti i test specifici per la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) risultino negativi, si procede con la valutazione del rachide cervicale. In particolare, vengono analizzate la mobilità cervicale e le capacità motorie della muscolatura, valutandone parametri quali forza e resistenza dei principali distretti muscolari.

Anche l’anamnesi può fornire elementi utili per orientare il sospetto verso una dizziness di origine cervicale. È importante considerare, infatti, la natura del sintomo, la sua qualità e soprattutto il momento della sua insorgenza. Tipicamente, nella dizziness cervicale, la comparsa dei sintomi di dizziness è temporalmente associata all’insorgenza del dolore cervicale e tende a regredire parallelamente alla risoluzione della sintomatologia cervicale.

Tra i test utilizzati per valutare la possibile presenza di una dizziness di origine cervicale troviamo il Neck Torsion Test e il Joint Position Error Test (JPE), che permettono di indagare rispettivamente la risposta ai movimenti del tronco con stabilizzazione del capo e la capacità di riposizionare correttamente la testa nello spazio.

Francesco ernesti riabilitazione vestibolare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articolo a cura di:

Francesco Ernesti (PT, DO, Laureato in Scienze Motorie)

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