Alt text: Lesione del sovraspinato: Leonardo Torlai, fisioterapista FisioBalance a Roma, e uomo con dolore alla spalla

Lesione del sovraspinato: cosa realmente comporta?

Lesione del sovraspinato: cosa realmente comporta?

Ricevere una diagnosi di lesione del sovraspinato può generare preoccupazione e portare a pensare che la spalla debba essere necessariamente protetta o che l’intervento chirurgico sia inevitabile. In realtà, il significato di una lesione può essere molto diverso da persona a persona.

In questo articolo vediamo cosa comporta realmente una lesione del sovraspinato, quali possono essere i sintomi e come la fisioterapia e l’esercizio terapeutico possono aiutare a recuperare movimento, forza e funzionalità della spalla.

Lesione del sovraspinato: cosa significa davvero?

“Ho una lesione del sovraspinato”.

È una frase che può preoccupare, soprattutto quando compare sul referto di una risonanza magnetica o di un’ecografia. Spesso, però, la parola “lesione” viene interpretata come sinonimo di danno grave, dolore, necessità di intervento chirurgico ed evolversi in maniera erronea nell’interruzione da qualsiasi tipologia di attività.
La realtà però è più complessa.

Il sovraspinato è uno dei quattro muscoli della cuffia dei rotatori, un gruppo di muscoli e tendini che contribuisce al movimento, al controllo e alla stabilità della spalla.

Una lesione può essere parziale o completa, traumatica oppure degenerativa, e può avere caratteristiche molto diverse da persona a persona.

Ma soprattutto: l’immagine della lesione non racconta da sola quanto una persona stia male o quanto potrà recuperare.

La valutazione deve quindi considerare insieme esame strumentale e clinico, sintomi, capacità funzionale, caratteristiche della lesione, età, livello di attività e obiettivi della persona.

Il sovraspinato a cosa serve?

Il sovraspinato è uno dei quattro muscoli della cuffia dei rotatori e partecipa al movimento della spalla, contribuendo in particolare all’elevazione del braccio. Al contrario di quanto si pensa non lavora da solo, ma in collaborazione con altri muscoli. Per questo motivo, quando compare una lesione del sovraspinato, il trattamento non consiste semplicemente nel “curare il tendine”.

L’obiettivo della riabilitazione è recuperare la capacità dell’intero sistema della spalla di produrre e tollerare movimento e carico.

Lesione del sovraspinato: quali sono i sintomi?

Le lesioni del sovraspinato si suddividono in degenerative e post-traumatiche.

I sintomi possono variare molto.
Una persona può avere: dolore nel sollevamento del braccio; dolore quando si dorme sulla spalla interessata; riduzione della forza; difficoltà nello svolgere attività sportive o, nei casi più avanzati, di vita quotidiana.

Questa sintomatologia non è direttamente correlata a una lesione evidenziata dagli esami diagnostici, infatti è possibile che persone con diverse alterazioni strutturali alla spalla non lamentino alcun tipo di limitazione o dolore e viceversa.

Questo è un punto fondamentale.

Non bisogna quindi pensare:
Ho una lesione, quindi avrò necessariamente dolore.

È più corretto chiedersi:

Questa lesione è realmente responsabile dei miei sintomi e quanto sta limitando ciò che voglio fare?

Solamente tramite la risposta a questa domanda e alla valutazione fisioterapica si può capire quanto effettivamente un soggetto sia in grado di affrontare un percorso riabilitativo o valutare la possibilità di sottoporsi ad un intervento chirurgico di sutura.

Francesco Ernesti, fisioterapista titolare di FisioBalance, mobilizza la scapola di una paziente sul lettino durante una seduta di fisioterapia.

Valutazione fisioterapica

La valutazione fisioterapica si basa innanzitutto su un colloquio iniziale, durante il quale il paziente racconta la propria storia clinica e il terapista raccoglie informazioni riguardo alle tempistiche e alle modalità di insorgenza del dolore, alla sua localizzazione e, soprattutto, alle eventuali limitazioni nelle attività della vita quotidiana e/o sportive.

Successivamente si passa all’esame obiettivo, durante il quale è possibile utilizzare una batteria di test specifici per la sindrome da dolore subacromiale, che può risultare positiva nei casi di coinvolgimento del sovraspinato.

La batteria è composta da quattro test principali:

 

  1. Test dell’arco doloroso: viene chiesto al paziente di sollevare le braccia in abduzione. Il test è considerato positivo quando viene riprodotto il dolore abituale del paziente durante il movimento, generalmente in un arco compreso tra 60° e 120°.

  2. Test di Hawkins-Kennedy: il terapista stabilizza la spalla e porta il braccio del paziente a circa 90° di flessione, per poi accompagnare l’avambraccio in rotazione interna. Il test è positivo se questa manovra riproduce il dolore abituale del paziente, compatibile con un coinvolgimento delle strutture subacromiali.

  3. Test di Jobe: il braccio viene posizionato a circa 90° di abduzione sul piano scapolare, con il pollice rivolto verso il basso (posizione della cosiddetta “lattina vuota”). Il terapista applica una forza verso il basso mentre il paziente cerca di mantenere la posizione. Dolore e/o riduzione della forza possono indicare un test positivo.

  4. Test di Neer: il terapista eleva passivamente il braccio del paziente in avanti, mantenendo la scapola stabilizzata. La comparsa del dolore abituale durante la manovra può essere indicativa di un coinvolgimento delle strutture subacromiali.

Oltre a questi test, è opportuno valutare la mobilità della spalla, della regione dorsale e del rachide cervicale, così da ottenere un quadro più completo del funzionamento dell’arto superiore.

È inoltre utile valutare, attraverso un dinamometro, la forza dei principali gruppi muscolari della spalla, come rotatori esterni, rotatori interni e deltoide, oltre a quella degli stabilizzatori della scapola, che svolgono un ruolo fondamentale nel corretto funzionamento della spalla.

L’obiettivo della valutazione non è quindi semplicemente stabilire se un singolo test sia positivo o negativo, ma integrare tutte le informazioni raccolte per comprendere quali siano i principali fattori associati ai sintomi del paziente e quanto questi incidano sulle sue attività e sui suoi obiettivi.

Si può guarire senza operazione?

In molti casi la risposta è sì.

Questo non significa che ogni lesione debba essere trattata conservativamente.

La scelta dipende dal tipo di lesione, dalla sua origine, dai sintomi, dall’età, dal livello di attività e dagli obiettivi della persona.

Per le lesioni degenerative, il trattamento non chirurgico rappresenta generalmente una prima opzione. La chirurgia può essere presa in considerazione in situazioni particolari, ad esempio dopo un adeguato percorso conservativo non efficace oppure in determinate lesioni traumatiche e in persone giovani e altamente attive.

Il ruolo dell’esercizio nella riabilitazione

La fisioterapia moderna non consiste semplicemente nel fare massaggi o utilizzare macchinari.

L’esercizio terapeutico rappresenta uno degli elementi centrali della riabilitazione.

Il programma viene costruito progressivamente sulla base delle capacità di carico della persona e della sintomatologia. Può comprendere:

 

  • recupero della completa mobilità;
  • esercizi di rinforzo della cuffia dei rotatori;
  • esercizi di rinforzo della muscolatura scapolare;
  • esercizi di controllo motorio;
  • progressiva esposizione ai carichi;
  • esercizi specifici per il ritorno allo sport.
Francesco Ernesti, fisioterapista titolare di FisioBalance, supervisiona una paziente durante l'esecuzione di un landmine press per la spalla.

Dolore durante gli esercizi: bisogna evitare qualsiasi fastidio?

Non necessariamente.

Uno degli errori più comuni è pensare che, in presenza di una lesione, qualsiasi dolore durante il movimento significhi che il tendine si stia danneggiando ulteriormente.

In realtà, la gestione del carico deve essere individualizzata. La risposta ai sintomi durante e dopo l’esercizio può aiutare il fisioterapista a modulare volume, intensità e difficoltà del programma riabilitativo.

L’obiettivo è sviluppare gradualmente la capacità della spalla di tollerare il carico, senza trasformare ogni sensazione di fastidio in un segnale di pericolo.

E se la lesione è completa?

Una lesione a tutto spessore richiede una valutazione ancora più attenta.

Questo, però, non significa automaticamente che l’unica soluzione sia l’intervento chirurgico.

Allo stesso tempo, alcune lesioni, in particolare quelle traumatiche, sintomatiche e associate a una significativa perdita di funzione, possono richiedere una valutazione ortopedica precoce.

La scelta tra trattamento conservativo e trattamento chirurgico dovrebbe essere personalizzata e tenere conto di diversi fattori: le caratteristiche della lesione, le condizioni e le esigenze del paziente, il livello di attività e gli obiettivi funzionali.

La cosa più importante: non sei la tua risonanza magnetica

Una lesione del sovraspinato è certamente un dato importante, ma non è sufficiente, da sola, a definire il futuro della tua spalla.

La riabilitazione moderna cerca di spostare l’attenzione dall’immagine alla persona.

Non solo:

“Che cosa mostra la risonanza?”

ma soprattutto:

“Che cosa riesci a fare oggi e che cosa vuoi tornare a fare?”

È partendo da queste domande che è possibile costruire un percorso realistico, progressivo e personalizzato, basato non soltanto sull’aspetto strutturale della spalla, ma anche sui sintomi, sulla forza, sulla mobilità e sulle capacità funzionali della persona.

La diagnosi di una lesione del sovraspinato può fare paura, soprattutto quando viene riportata in un referto di risonanza magnetica.

Ma una diagnosi non deve necessariamente tradursi in immobilità o paura del movimento.

In molte persone, un approccio attivo, progressivo e individualizzato, nel quale fisioterapia ed esercizio hanno un ruolo centrale, permette di lavorare sulla riduzione dei sintomi e sul recupero della funzione.

L’obiettivo non è semplicemente “far sparire la lesione dalla risonanza”.

L’obiettivo è aiutarti a ridurre i sintomi, recuperare forza e movimento e tornare gradualmente alle attività che per te sono importanti.

Francesco Ernesti, fisioterapista titolare di FisioBalance, lancia una palla a una paziente durante un esercizio pliometrico per la spalla.

Vuoi capire cosa significa davvero la tua lesione del sovraspinato?

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Presso il centro Fisiobalance, che opera a Roma nelle zone Montagnola/Tor Marancia, analizzeremo sintomi, movimento, forza e capacità funzionale della spalla per capire come la lesione si inserisce nel tuo quadro clinico e costruire un percorso riabilitativo personalizzato, in linea con le tue esigenze e i tuoi obiettivi.

Leonardo Torlai

Articolo a cura di:

 

Leonardo Torlai (PT, studente Osteopatia)

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